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Flora and Fauna

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In Apulia wetlands, vegetation has needed to adapt itself to the peculiar environmental factors of these areas, namely the high salinity of the lagoon waters and of the substratum and the scarcity of oxygen in the soil. These conditions have caused such plants as the Chenopodiaceae to evolve to a sort of small cactuses, with fleshy leaves tightly tied to the stem. The reduced dimension of the leaves has the function of reducing transpiration, while the increase of parenchymatic tissues allows the accumulation of water to counterbalance the salinity of soil.

As regards the fauna, the importance of Apulian swampy regions is mainly due to the numerous species of birds which here occur, either to reproduce or to winter. Of the 63 species of birds which live in wetlands in Italy, a good 46 nidificate in Apulia. As for vegetation, birds too have adapted to the peculiarities of the region: in our wetlands some birds, which usually nidificate on trees (such as the little egret, the squacco heron and the night heron), took to build their nests at sea level amidst cannas in Daunia Risi, as an almost unique case in Italy.

A remarkable position in the trophic chain of wetlands is held by the amphibians, such as tree-frogs, salamanders, tritons, toads and, most important and numerous of all, edible frogs. As to the reptiles, we can find snakes like the grass snake(Natrix natrix) and the tesselated water snake (Natrix tesselata), besides the European pond turtle (Emys orbicularis), which is almost disappearing.

According to the census of the natural wetlands taken by the Italian Ministry of Agriculture in 1970, Apulia has the 5th place for surface and the 4th for number of wetlands in Italy: 20,700 hectares, 23 areas.

fiorePer questi motivi l'evoluzione ha portato piante come quelle della famiglia delle chenopodiacee a divenire come sono, ovvero simili a piccoli cactus, con foglie carnose fuse intorno al fusto tanto da sembrare assenti.
La dimensione ridotta delle foglie serve a ridurre la traspirazione, mentre l'aumento dei tessuti parenchimatici permette l'accumulo di acqua per controbilanciare il forte tasso di salinità . Inoltre, la presenza di acqua nel substrato lo rende meno stabile: un tipo di adattamento a questo problema è dato dal canneto che, con i suoi grossi fusti striscianti sotterranei, lunghi diversi metri, dai quali si originano a intervalli regolari le piante, permette maggiore stabilità all'intera comunità vegetale. Questa stabilità, lentamente, porterà all'interrimento, ovvero la bonifica naturale della zona palustre.
Per ciò che attiene invece alla fauna, l'importanza delle aree palustri pugliesi si lega agli uccelli, sia come zona di riproduzione che come area di sosta e di svernamento, poiché delle 63 specie di uccelli che in Italia si legano al sistema delle zone umide, ben 46 si riproducono in Puglia. Anche in questo caso ci sono degli adattamenti: alcuni aironi, che abitualmente nidificano sugli alberi, nelle nostre zone umide, prive di elementi arborei, hanno posto, caso quasi unico in Italia, il loro nido a livello del suolo tra le canne di Daunia Risi: sono queste la Garzetta, la Nitticora e la Sgarza Ciuffetto. Nei canneti si trovano poi delle specie insettivore e granivore in grado di nutrirsi in questi ambienti, che vengono divise in due grandi gruppi: i Rallidi e gli Acrocefalini, di cui il Basettino sembra nidificare, per il meridione, solo nel Tavoliere.

Le Saline di Margherita di Savoia rappresentano invece la più vasta estensione regionale di ambienti umidi con acque basse e distese di fango: habitat ideale per i limicoli, cacciatori di invertebrati presenti nel limo. Anche la Volpoca preferisce questi luoghi perchè, filtrando con il becco le aree superficiali del fango, cattura idrobie, anellidi e piccoli crostacei. Allo stesso modo, anche se in maniera più sistematica, colpendo ritmicamente l'acqua e il fango da destra verso sinistra, opera la Avocetta, che nelle saline trova la sua seconda area di riproduzione in Italia. Per concludere sulla popolazione avicola che frequenta le nostre zone umide, due sterne: il Fraticello, più adattabile alle diverse condizioni ambientali, e la Sterna Zampenere, più rara; entrambe infatti necessitano di specchi di acqua libera dove alimentarsi e di superfici di terreno aperte per nidificare, ma la seconda, distribuita in tre soli siti in Italia data la sua scarsa adattabilità (se ne contavano in tutto circa 200 copie nell'88), è meno legata all'acqua in quanto caccia volentieri anche sul terreno, catturando insetti e piccoli invertebrati. Importanti nella catena trofica delle zone umide sono anche gli anfibi, che in Puglia vengono rappresentati da Raganelle, Salamandre, Tritoni, Rospi, ma soprattutto la Rana Verde, grazie all'elevato numero che raggiungono le sue popolazioni.
Di rettili adatti ai nostri ambienti acquatici ritroviamo la Biscia dal Collare, più diffusa, e la Natrice Tesselata, più rara. Merita menzione anche un altro rettile, che in pochi immaginano possa appartenere alle nostre terre: la Tartaruga Palustre, in forte declino a causa del prelievo per collezionismo e per la bonifica degli stagni. Effettuando un inventario il più possibile completo, seguendo le indicazioni del censimento degli ambienti umidi naturali ad opera del Ministero dell'Agricoltura (‘70), la Puglia è, fra le regioni italiane, al 5° posto per superficie ed al 4° per numero di zone umide: 20.700 ha per un totale di 23 aree, sulle quali risalta quella di Margherita di Savoia, certamente la più importante.