E' situato nel territorio di Andria, città prediletta dell'imperatore Federico II di Svevia che la definì"Andria Fidelis". Proprio ad Andria nacque Corrado figlio di Federico II. Non c'è da meravigliarsi che Andria venga comunemente considerata una città Federiciana a tutti gli effetti. La data di costruzione di Castel del Monte è estremamente incerta; l'unico documento certo è datato 28 gennaio 1240, nel quale l'imperatore ordinò di predisporre tutto il necessario per la costruzione di un castello. Durante l'epidemia di peste del 1656, il castello divenne rifugio per numerose famiglie andriesi. Nel 1876, lo stato italiano lo acquistò per una cifra irrisoria e lo salvò dal degrado totale, sottoponendolo ad una serie di restauri che gli hanno restituito una parte del primitivo splendore. Castel del monte a una forma ottagonale, con otto torri pure ottagonali, posato come una corona su una collina delle Murge. Un improbabile castello di caccia; un luogo di delizie, dove riflettere e purificarsi. Una cattedrale laica, con un percorso da iniziati dove cogliere i segreti del pensiero. Un simbolo fisico: una colossale colonna di pietra per ricordare il potere imperiale. Anche il numero 8, silenzioso guardiano dell'intera struttura di Castel del Monte, è una spia della diversità del castello federiciano. FEDERICO II (Iesi, Ancona, 1194 - castello di Fiorentino di Puglia 1250), re di Sicilia (FEDERICO I) [1198], re di Germania (1198-1245; eletto re dei Romani nel 1196), e imperatore (1220), figlio di Enrico VI di Svevia (Hohenstaufen) e di Costanza d'Altavilla. Affidato dalla madre († 1198) alla tutela del papa Innocenzo III, fu da questo riconosciuto re di Sicilia. Incoronato a Magonza e garantiti i diritti e i possessi della Chiesa in Italia (costituzione di Eger), lo Svevo s'impegnò con Filippo II Augusto di Francia nella lotta contro Ottone IV e, dopo che questi, sconfitto nella battaglia di Bouvines (1214), scomparve dalla competizione politica, fu incoronato per la seconda volta re di Germania ad Aquisgrana (1215) e rinnovò la sua professione di devozione al papa, promettendo anche di condurre al più presto una crociata. Ma, morto Innocenzo III e succedutogli Onorio III (1216-1227), F. II cominciò a svolgere una politica personale sempre più indipendente dal papa: fermo nell'idea, del tutto nuova, di trasferire il centro dell'Impero dalla Germania in Italia, e di dare a esso uno sviluppo mediterraneo, mentre rinviava di anno in anno la crociata, si stabiliva in Sicilia dedicandosi alla riorganizzazione del regno; ottenne infine da Onorio III la corona imperiale (Roma, 1220). La crociata, insistentemente sollecitata da Onorio III, subì continui rinvii: nel 1225, quando pareva imminente, fu di nuovo rimandata da un aspro conflitto scoppiato tra l'imperatore e i Comuni lombardi. Il conflitto non assunse per il momento grandi proporzioni grazie alla paziente mediazione di Onorio III e, alla sua morte, all'energica presa di posizione di Gregorio IX (1227-1241), che impose a F. II di partire per la crociata e, di fronte a ulteriori tergiversazioni dell'imperatore, lo scomunicò (1227). Giunto finalmente in Terrasanta, F. evitò la guerra e riuscì con abili negoziati a ottenere dal sultano d'Egitto, in discordia con quello di Damasco, la restituzione ai cristiani di Gerusalemme e di altri luoghi sacri alla tradizione cristiana e, accampando i diritti della moglie Iolanda o Isabella di Brienne († Gerusalemme 1228), fu anche incoronato (o meglio, si incoronò) re di Gerusalemme (1229). Al suo ritorno in Italia, dovette invece combattere per liberare il Mezzogiorno, che il papa, sempre più fermo nel condannarlo, aveva fatto invadere dalle sue truppe. Di nuovo il papa si fece patrono degli avversari dell'imperatore, che costituirono allora il partito guelfo italiano, contrapposto a quello imperiale o ghibellino. Fra il 1230 e il 1241, F. II, nel complesso, prevalse: stroncò in Germania una rivolta, suscitata dal suo stesso figlio Enrico (1235), e placò rivalità tuttora ardenti tra gli Hohenstaufen e i Welfen (i ghibellini e i guelfi tedeschi), sposando Isabella o Elisabetta d'Inghilterra († 1241); in Italia, sconfisse la seconda Lega Lombarda a Cortenuova (1237) e creò suo figlio Enzo, in forza di un matrimonio, re di Sardegna (1241). Nuovamente scomunicato dal papa, che bandì contro di lui la guerra santa e convocò a Roma un concilio per deporlo, impedì che questo si riunisse, facendo disperdere da Enzo la flotta genovese che conduceva i prelati d'oltremare nelle acque del Tirreno (isola del Giglio, 1241) e minacciando la stessa Roma. Tanto che, alla morte di Gregorio IX (1241) e del suo successore Celestino IV [1241] che regnò pochi giorni, la sede pontificia rimase vacante per un paio d'anni, per la difficoltà di tenere il conclave. La fortuna di F. II cominciò a tramontare quando fu eletto papa Innocenzo IV (1243-1254) che, dopo aver tentato invano di venire a seri negoziati con lui, lasciò Roma e, recatosi a Lione, vi tenne, sotto la protezione di Luigi IX di Francia, quel concilio che Gregorio IX aveva convocato invano, e che ribadì la scomunica e pronunciò la deposizione dell'imperatore (1245). F. II da quel momento non conobbe che sventure: morì improvvisamente a Fiorentino di Puglia circondato dagli Arabi divenutigli devotissimi (13 dicembre 1250) e fu poi sepolto nella cattedrale della sua prediletta Palermo. F. II fu una grande e complessa figura, radicato nel medioevo per la sua concezione universalistica e sacrale dell'Impero, seppe adattarsi ai tempi con l'esempio dello Stato monarchico amministrativo, realizzato in Sicilia. Da sottolineare la sua tolleranza religiosa, la sua versatilità culturale, che spaziava dalla scienza musulmana al diritto romano, ed era non meno sensibile alle tradizioni tedesche che alle innovazioni letterarie provenzali e italiane (compose egli stesso rime d'amore di elegante fattura), la sua magnificenza di costruttore (si pensi a Castel del Monte in provincia di Bari) e di mecenate, fondatore dell'università di Napoli e animatore di quel convegno di poeti, di filosofi e di scienziati che fu la sua corte, la Magna Curia, di Palermo, nella quale già Dante, che spesso fa di lui menzione nei suoi scritti, riconobbe la più alta manifestazione di civiltà dell'Italia duecentesca (De vulgari eloquentia, I, XII, 4). Egli stesso compose uno dei più celebrati trattati di falconeria del medioevo,"De arte venandi cum avibus". |