Margherita di Savoia

Parte prima

La Salina di Margherita di Savoia - tesina di antropologia culturale

PARTE PRIMA

Cenni storici sul Comune di Margherita di Savoia e simbologia del sale.

La storia di Margherita di Savoia vive da sempre in perfetta simbiosi con la storia della sua salina, fonte di guadagno e di prestigio per chi ne ha gestito le sorti più che per i salinari, soggetti al durissimo lavoro di produzione.

Ma il sale per i salinari1 se da una parte è sinonimo di fatica, dall’altro è paradossalmente motivo di orgoglio: infatti i Margheritani ancora oggi si sentono e si definiscono Salenare e difficilmente si dicono Marghéretaine. Infatti alla domanda:”di dove sei ?”, solo quando rispondono in italiano dicono “di Margherita” ma quando rispondono in dialetto dicono sempre “d’i Salène2.

La storia del sale ha origini antichissime ed i significati simbolici ed apotropaici ad esso legati sono molteplici.

Ne “Le strutture del quotidiano” in Fernand Braudel[3] leggiamo:

“Il Sale sarà un buon richiamo all’ordine, poichè questo bene tanto comune, appartiene ad un commercio universale, obbligatorio. È un bene indispensabile per gli uomini, per le bestie, per salare carni e pesci, tanto più importante in quanto se ne interessano i governi. E infatti una grande fonte di arricchimento per gli Stati e per i mercati, in Europa come in Cina.[…]. In quanto merce pesante, usa le vie fluviali […]. Lo scambio avviene sempre nonostante le guerre, per il maggiorn guadagno dei vasti consozi mercantili […]. Essenziale, insostituibile, il sale è un alimento sacro : nell’antico ebraico, come nell’attuale lingua malgascia, cibo salato equivale a cibo sacro”.

Ma non è soltanto la Bibbia a darci testimonianza del valore sacro del sale (Antico Testamento: Genesi 19.26 = La statua di sale =strumento di giustizia nelle mani di Dio; Esodo 30.35 = Simbolo dell’alleanza tra Dio e il popolo; e ancora Giobbe 6.6; Nuovo Testamento: Matteo 5.13; Marco 9.49-50, in cui la parola sale compare per ben tre volte; e in ultimo Paolo Ep. Colossesi 4.6).

Infatti usato come principale mezzo per la conservazione dei cibi, il sale diviene simbolo sacro di indissolubilità del contratto anche nei rituali in uso presso alcune culture contadine in cui viene stretto tra i palmi della mano dei contraenti durante la stipulazione dei contratti verbali.

Il sale è anche simbolo di protezione dal male : ad es., portare in tasca dei granelli di sale insieme ad un pezzo di rete dei pescatori, significava per il salinaro allontanare il malocchio, non “fare attaccare” la fattura (mascèje), l’incantesimo (testimonianza di Sergio Dellorco).

D’altra parte certe credenze trovano la loro origine proprio nell’uso quotidiano ed abituale degli oggetti e delle proprietà stesse dell’oggetto : un uso abbastanza comune ma poco evidente (spesso nascosto dal segreto professionale) del sale è quello operato dai pizzaioli che usano cospargere la teglia di sale, prima di porvi l’impasto per la pizza allo scopo di isolarla dalla teglia una volta messa nel forno, “per non farla attaccare”.

Ma la valenza apotropaica del sale è certamente mutuata dal medioevo in cui scompare il significato di sal sapientiae, come simbolo di saggezza, come motivo augurale per il neonato (testimonianza di Rita Carla Lopez)[4], per assumere quello di esorcismo del male. Per questo fu eliminato dal rito del battesimo cattolico, come simbolo di alleanza tra Dio ed il battezzato, nonché simbolo di purezza, allo scopo di evitare che il sacro sconfinasse nel profano.

Tuttavia la storia delle culture popolari ci mostra come i confini tra religione e magia siano molto labili o addirittura inesistenti: “Il contadino pur credente, pur osservante, che – non si sa mai – dà credito anche alle figurazione pagane, pur collocando nella stalla formelle in terraccotta con s.Antonio abate”[5].

Ma ritorniamo alla Salina :

L’attuale Salina di Margherita di Savoia è situata lungo una fascia costiera, nella parte settentrionale della Puglia, che va dal territorio di Barletta a sud e termina a nord tra quello di Zapponeta e quello di Manfredonia (cart top tav 1 e 2 ).

I primi insediamenti risalgono al IV secolo a.C., quando gli Illiri, sbarcati dalla Dalmazia colonizzarono questa zona e la resero fertile e fiorente: sfruttando la posizione strategica tra le città di Arpi, Salpi e Canne, favorirono il commercio con l’Oriente.

Successivamente, nonostante le turbolente invasioni in Puglia, la Salina continuò ad esportare sale in Oriente e nella Repubblica di Venezia.

Le saline furono anche territorio di dominio da parte dei Romani che si insediarono attorno al lago Salpi (lago salato), attualmente zona evaporante. Di qui passava anche la via Salaria, che dall’Adriatico portava fino a Roma. Con il diffondersi del cristianesimo, Saliniis assume il nome di Sancta Maria de Saliniis (1105 d.C.) e fu donata al vescovo di Canne dal Conte di Canne Goffredo il Normanno. Distrutta Canne, Sancta Maria de Saliniis fu ceduta nel 1158 ai Templari di Barletta. Pur avendo resistito alle varie lotte per il suo predominio e alla pressione fiscale, questo casale si spopolò quasi completamente a causa della malaria: i salinari si rifugiarono (fine 1200 inizi 1300), attorno alla chiesa di S. Agostino di Barletta, dove fondarono una comunità autonoma: le Saline si chiamarono Salinelle di Barletta. A questo primo esodo fece seguito, verso la fine del 1600, un secondo esodo, quello dei salinari che da Barletta cominciarono a stabilirsi in salina. Infatti, dopo le opere di bonifica del lago Salpi, avvenute sotto Carlo III di Borbone, furono costruite le prime abitazioni, i pagliai[6].

Nella prima metà del 1700 il centro rappresentava uno dei più grossi concentramenti di mano d’opera salariata del Mezzogiorno. Il nuovo nucleo di abitanti comincia a coltivare gli arenili, a seminare nella sabbia su cui aveva costruito le proprie capanne: era una produzione appena sufficiente per la sopravvivenza.

A quel tempo era lo Stato ad occuparsi di tutte le spese (dallo stipendio al medico, al farmacista, al salassatore, e a tutte le spese occorrenti alla comunità), essendo questo popolo destinato principalmente alla coltivazione del sale.

Tra il 1700 e il 1800 ci fu un forte incremento demografico e l’espansione degli orti costieri.

Nel 1813 i Salinari si separarono dal Comune di Casale della Trinità (attuale Trinitapoli, a 5 Km. da Margherita nell’interno), del quale erano stati una frazione. Risale a questo periodo la figura del direttore-sindaco che coincideva con quella del direttore della salina. A causa del sensibile aumento della popolazione, nel 1847 oltre 1500 salinari si trasferirono nella colonia di S. Cassano (attuale S.Ferdinando, a 10 Km da Margherita).

Con il Regno d’Italia la popolazione elesse una sua amministrazione, con un suo consiglio comunale ed un suo sindaco. Da quel momento in poi i rapporti tra gli amministratori della salina e gli amministratori del comune furono controversi. Nel 1894 il comune, che ormai dal 1879 aveva preso il nome di Margherita di Savoia dalla prima regina d’Italia, ottenne dallo Stato i mezzi necessari alla sua sussistenza.

Soltanto nel 1927 questo comune ottenne il suo primo stemma civico:

primo stemma civico

Risale al 1897 la prima visita ufficiale dello Stato, compiuta dal ad opera del ministro Prinetti e dall’onorevole De Cesare, il quale in un articolo della “Nuova Antologia” del 1° Marzo 1897 dal titolo Agro Romano e Tavoliere di Puglia scrisse :

“Per Margherita di Savoia il caso è addirittura inverosimile. Quella Salina rappresenta una vera ricchezza dello Stato, mentre la sua popolazione, così paziente e laboriosa, senza territorio nè strade è condannata alla miseria[…].Quella gente ancora spera di avere un territorio che emerga dalla palude”[7].

Dalle testimonianze raccolte si nota che ancora oggi quella speranza rimane tale, nonostante il miglioramento del tenore di vita, nonostante la presenza di un museo, nonostante il progressivo miglioramento delle condizioni di lavoro del saliniere (“ci sentivamo dei delinquenti”, dice Sergio Dellorco, a testimonianza del fatto che quello della Salina sembrava un campo per lavori forzati, che tra l’altro ha ospitato i prigionieri di guerra, portati qui in mancanza di mano d’opera). Ma si dovette aspettare gli anni Sessanta del 1900 per essere testimoni di una vera e propria rivoluzione tecnologica all’interno della salina : dalla fase artigianale si passa a quella industriale: nasce la macchina-raccoglitrice (detta anche macchina-carello[8], oggi in disuso). Il Saliniere da operaio manovale-contadino si trasforma in meccanico, elettricista, motorista. Nasce la divisione del lavoro, l’operaio specializzato. Aumenta la produzione.

 

note:

1 da Salenàre, riferito all’antico nome Salinarii, in base all’attivita’ lavorativa degli abitanti di Saliniis - 318 a.C. (a questa data risalgono i primi insediamenti intorno alla slaina) - oggi Margherita di Savoia

[2] “delle saline”.

[3] Fernand Braudel, “Le strutture del quotidiano”. Sottot. del vol. Civiltà materiale, economia e capitalismo, Torino, Einaudi, 1982, p. 183-184.

[4] Rita Carla Lopez non è stata presa a campione ma fa due interventi importanti nella registrazione audio fatta a suo marito Antonio Dell’Orco.

[5] Cfr Carlo Contini in G.B. BRONZINI, Homo Laborans, ed. Congedo, ,pag. 73.

[6] . Dialetto: pagghiare , dal latino palearum, costruzione fatte di canne e fango che si estendevano lungo le dune di sabbia (i troune). Le dune servivano ad arginare gli straripamenti del mare nelle terre (zona Orno-Canna Fresca). Le persone con cui ho colloquiato ne hanno memoria visiva.

[7] Brano tratto da Vincenzo De Luca, Il comune di Margherita di Savoia di, Barletta, tipografia G.Papeo, 1926(Ristampa: Barletta, poligrafica Marciante, 1983), p. 172.

[8] Carello era il nome della ditta di costruzione mentre Iveco erano i motori di tutti i macchinari utilizzati.

© copyright
I diritti relativi ai testi firmati sono dei rispettivi autori.
La riproduzione è vietata con qualsiasi mezzo analogico o digitale senza il consenso scritto. E' consentita la copia per uso esclusivamente personale.
Sono consentite le citazioni a titolo di cronaca, studio, critica o recensione, purché accompagnate dal nome dell'autore dell'articolo e/o tesi e dall'indicazione della fonte, compreso l'indirizzo telematico "www.margheritadisavoia.com", il tutto previa comunicazione a info@margheritadisavoia.com